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Brexit: impatto sulle famiglie internazionali

Il lungo dibattito sulla gestione dei futuri rapporti tra Regno Unito e Unione Europea dopo la Brexit ha raggiunto una nuova fase con la pubblicazione del Libro Bianco del Governo britannico avente ad oggetto “La futura relazione tra il Regno Unito e l’Unione Europea”.

Il documento dovrebbe rappresentare un modello per gli ulteriori negoziati con Bruxelles, anche se l’accoglienza che ha ricevuto sia a livello nazionale che europeo lascia intendere che qualsiasi accordo definitivo sarà quasi sicuramente diverso dal contenuto del Libro Bianco.

Tuttavia, il livello di continua armonizzazione con l’UE indicato nel documento è probabilmente il minimo che ci si può aspettare da qualsiasi accordo, sempre che venga concluso un accordo.

Il Libro Bianco sulla Brexit è molto chiaro nel definire l’impegno assunto dal Governo per la fine della libera circolazione delle persone. La libera circolazione verrà meno per i cittadini britannici nei confronti dell’UE e allo stesso modo i cittadini dell’UE non avranno più il diritto di circolare liberamente nel Regno Unito.

Quindi cosa significa questo per le molte famiglie “internazionali”; famiglie le cui abitazioni, vite e professioni si dividono tra vari paesi europei?

Vi è un accordo in linea di principio tra l’UE e il Regno Unito relativamente al recesso di quest’ultimo dall’Unione Europea, che prevede un periodo di transizione tra il 29 marzo 2019 e il 31 dicembre 2020.

La bozza del Withdrawal Agreement protegge le coppie sposate e i partner civili, ma fornisce una minor protezione nei confronti dei conviventi. Gli aspetti chiave degli accordi di transizione proposti sono:

  • I cittadini europei e britannici che risiederanno nel Regno Unito o nell’Unione Europea il 31 dicembre 2020 potranno richiedere il “settled status” passati 5 anni di soggiorno ininterrotto, a prescindere da quando vi sarà il completamento di questo periodo, se prima o dopo il 31 dicembre 2020. Ciò significa che il partner europeo di un cittadino britannico che vive nel Regno Unito avrà il diritto personale di rimanere nel Regno Unito a prescindere dal proprio stato civile. Lo stesso vale per il partner britannico di un cittadino europeo che risiede nell’UE.
  • I cittadini britannici con un coniuge, un partner civile, un genitore o un figlio non residente attualmente nel Regno Unito hanno il diritto di portare questa persona (a prescindere dalla sua nazionalità) nel Regno Unito. Secondo il Withdrawal Agreement, la stessa regola varrebbe per i cittadini britannici che risiedono in altri Stati Membri dell’UE: essi avranno il diritto di portare il loro coniuge, partner civile, genitore o figlio (di nuovo, indipendentemente dalla loro nazionalità) nello Stato Membro dell’UE dove risiedono il 31 dicembre 2020.
  • Non vi sarà alcun diritto automatico per i conviventi di unirsi al proprio partner a causa della definizione della parola “familiare” nel Withdrawal Agreement, che fa riferimento solamente a “un coniuge o un partner registrato civilmente, un genitore o un figlio”. Un convivente può comunque unirsi al proprio partner, ma dovrà dimostrare che la relazione è duratura e che ha avuto inizio prima del periodo di transizione. I conviventi dovranno quindi affrontare un processo molto più burocratico.

Come indicato nella bozza del Withdrawal Agreement, e salvo qualsiasi accordo contrario, le coppie sposate o le unioni registrate saranno trattate diversamente rispetto a quelle non formalizzate entro il 31 dicembre 2020.

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