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USA, Regno Unito: L’evasione fiscale non conosce confini

Un ex dirigente bancario e cittadino britannico che ha lavorato presso una banca con filiali a Budapest, in Ungheria e a St Vincent e Grenadines, si è dichiarato colpevole negli Stati Uniti per aver cercato di truffare il Governo statunitense in relazione a questioni di conformità fiscale ai sensi del Foreign Account Tax Compliance Act (“FATCA”). Storicamente, l’evasione fiscale è stata vista da alcuni come una questione interna, ma l’azione extraterritoriale relativa a presunte evasioni fiscali non e’ una nuova tendenza nel territorio statunitense.

Nei mesi di Giugno e Luglio 2017, Adrian Baron, l’allora CEO della Loyal Bank, una banca avente sede a St Vincent, e’ stato catturato durante un’operazione sotto copertura da parte di un’agente statunitense che si era presentato come un cliente coinvolto in schemi di aggiotaggio. L’operazione è avvenuta attraverso un’indagine del Dipartimento di Giustizia statunitense avente ad oggetto la presunta manipolazione del mercato da parte di società di brokeraggio situate in Belize. Il DOJ giunse al punto di sospettare che la Banca stesse riciclando i proventi derivanti dal regime di manipolazione del mercato.

Il Signor Baron aveva promesso all’agente infiltrato l’apertura di una serie di conti aziendali presso la Banca per conto suo, senza che il nome dell’agente figurasse in alcun documento di apertura del conto. L’agente chiarì il fatto che avrebbe dovuto eludere gli obblighi di comunicazione previsti dall’Internal Revenue Service degli Stati Uniti ai sensi del FATCA, che impone alle istituzioni finanziarie di identificare i loro clienti statunitensi e di riportare informazioni circa i loro conti finanziari (detenuti direttamente o tramite un’entità estera) all’IRS. Il Sigor Baron aveva invece rassicurato l’agente sul fatto che la Banca non avrebbe segnalato alcun conto ai fini del FATCA, a meno che i documenti non avessero indicato un “evidente” coinvolgimento da parte degli Stati Uniti.

Successivamente erano stati aperti una serie di conti e in nessun momento il sig. Baron o la Banca stessa avevano chiesto o raccolto informazioni ai sensi del FATCA, come invece era stato chiaramente richiesto.

Il signor Baron è stato successivamente estradato dall’Ungheria per comparire dinanzi al tribunale americano e si è auto dichiarato colpevole di cospirazione a scopo di truffa nei confronti degli Stati Uniti per mancata osservanza delle disposizioni del FATCA. Questi rischia una pena pari a cinque anni di reclusione.

Questa fu in assoluto la prima condanna ai sensi del FATCA, una legge del 2010 volta a ridurre l’evasione fiscale messa in atto mediante l’uso di conti bancari al di fuori degli Stati Uniti.

L’approvazione della nuova normativa fu però oggetto di polemiche; molti infatti pensarono che i requisiti imposti alle istituzioni finanziarie non statunitensi – vale a dire la ricerca nei database delle banche (e potenzialmente di altri documenti) per identificare potenziali clienti statunitensi, la raccolta di informazioni aggiuntive da tali clienti e la divulgazione di determinate informazioni sui conti statunitensi – fossero troppo pretenziosi in termini di extraterritorialità.

Tuttavia, la recente condanna del Sig. Baron manda un chiaro messaggio: le autorità esecutive statunitensi sono disposte a perseguire penalmente non solo gli stessi titolari dei conti statunitensi, ma anche quelli che (indipendentemente dalla loro nazionalità) favoriscono l’evasione fiscale. Nel caso di specie, infatti, è stato irrilevante il fatto che il Sig. Baron fosse un cittadino britannico, che la sede della Banca fosse a St Vincent e che gli incontri con l’agente sotto copertura avessero avuto luogo a Budapest. Quello che contava era che il Sig. Baron fosse ben consapevole della cittadinanza statunitense dell’agente, ma nonostante ciò non avesse fatto le dovute comunicazioni all’IRS ai sensi del FATCA.

L’azione extraterritoriale da parte degli Stati Uniti non è pratica sconosciuta. Il Programma del Dipartimento di Giustizia per la Banca svizzera era stato annunciato dallo stesso DOJ e dal Governo svizzero il 29 agosto 2013. Il Programma ha permesso a determinate Banche svizzere di risolvere potenziali questioni penali, in quei casi in cui vi fosse stato motivo di ritenere che fossero stati commessi illeciti fiscali o reati di transazione monetaria in relazione a conti di soggetti statunitensi non dichiarati e detenuti dalla Banca durante uno specifico periodo di tempo. Fino ad ora sono stati stipulati 80 accordi al fine di evitare l’azione penale e sono state pagate significative ammende.

Anche il Regno Unito prevede, tra i suoi obiettivi principali, l’eliminazione dell’evasione fiscale (sia a livello nazionale che estero). La normativa inglese prevista dal Criminal Finances Act 2017 ha introdotto due nuovi reati societari collegati alla mancata prevenzione dell’agevolazione dell’evasione fiscale delle imposte del Regno Unito o delle imposte non britanniche da parte dei dipendenti, agenti o di qualsiasi altra persona che effettua servizi in nome o per conto della società (in ogni caso, agendo in tale veste).

I reati vengono modellati sulla base del reato societario previsto nel UK Bribery Act. La loro applicazione extraterritoriale è ampia e si applica alle società costituite nel Regno Unito o che svolgono un’attività (o parte di questa) in territorio britannico o se una qualsiasi parte del reato di facilitazione dell’evasione fiscale ha luogo nel Regno Unito.

Ciò consente alle autorità esecutive britanniche di perseguire quelle società collegate all’evasione avente ad oggetto sia le tasse del Regno Unito e sia quelle estere, a seconda delle circostanze.

L’agenzia delle entrate del Regno Unito, HM Revenue & Customs (HMRC) non deve essere sottovalutata. L’HMRC si è dimostrata infatti disponibile a schierare agenti in incognito, a pagare informatori, ed in alcune circostanze, ad utilizzare i dati rubati. La sua squadra di investigatori conduce regolarmente indagini criminali e civili complesse.

In un mondo in cui è sempre più difficile mantenere gli affari privati e in cui le perdite di dati da parte dei dipendenti rappresentano un serio rischio per le imprese, il rischio di un’indagine fiscale o di un’azione giudiziaria basata su complessi accordi transfrontalieri non è mai stato così alto.

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